Ero a Viareggio il giorno dopo la tragedia.
L’atmosfera era surreale. Sembrava di essere in un film di fantascienza degli anni ‘50. La passeggiata completamente vuota e tutto intorno un aria da bomba atomica.
Sono tornato a casa sconvolto.
Quando una tragedia ti tocca cosi da vicino nei luoghi che conosci e che frequenti, istintivamente ti colpisce di più. Credo che sia naturale. Fortunatamente ed egoisticamente non conoscevo nessuno delle vittime (un mio amico si è salvato per miracolo, come tanti altri).
Nel pomeriggio c’è stata la visita del Presidente del Consiglio, le contestazioni e la successiva coda di polemiche.
Non ho grandi pareri in merito. Credo che sia stata giusta la sua presenza. Lo Stato deve essere presente di fronte a tali tragedie nazionali.
Però la rabbia istintiva, il dolore, l’assurdità di un’onda di fuoco che ti entra in casa ha portato alcuni viareggini a fischiare Berlusconi.
Forse sarebbe successo anche con altri politici e sicuramente bisogna ribadire che qui Mr.B non ha colpe e i fischi erano fuori luogo.
Però è successo e dovrebbe far pensare.
Si è detto che la forza di uno Stato e la credibilità di una classe politica si ottiene anche dai virtuosi comportamenti pubblici e da quelli privati.
Purtroppo dall’auto blu del Presidente del Consiglio, quel giorno, sono scesi anche gli scandali, i panfili, le veline, le promesse di Pinocchio, l’arroganza di certe dichiarazioni (“vado a Viareggio e prendo la situazione in mano”), la bella vita in piscina con Topolanek, la Milano da bere e la Roma dei salotti , le festine condite da ragazze ben pagate, “Ghe pens’ mi” detto in Abruzzo, le crociere, le dentiere, l’idea che se sei potente puoi risolvere i tuoi problemi con una legge ad personam.
Tutto questo non giustifica la contestazione ma ne ha certamente acutizzato i toni.
Quando la realtà è reale, quando la morte ti entra in casa, quando perdi amici, parenti o vicini di casa non hai bisogno di una classe politica fatta di “acrobati della smentita e dei festini” ma hai bisogno di gente vera.
Vera come i Vigli del fuoco, i volontari della Protezione Civile, della Misercordia, della Croce Rossa e Verde.
Vera come tutti i Viareggini che sono scesi in strada con le coperte o con i secchi d’acqua nel tentativo estremo di spengere i corpi dilaniati dalle fiamme.
Gente vera che vive (e muore) nel paese reale.
Le buffonate sono cose televisive.
E quando la televisione e i suoi protagonisti entrano in una tale dolorosa realtà tutto diventa stridente come un gesso sulla lavagna.
E il rumore è insopportabile.
Questo post l’ho scritto pochi giorni dopo la strage di Viareggio del 29 Giugno 2009. La rabbia, l’indignazione e lo sconforto sono ancora qui. Niente cambia in questo cazzo di paese….