17 anni che aspettavo questo momento.
ahahah
(via paz83)
Source: alcholandcigarettes
Da una finestra del paese entrò la voce della radio
il cronista di guerra diceva che gli alleati erano sbarcati in Toscana
mio padre stava zappando il campo sentì la notizia e corse a casa
immaginando qualche cosa di bello
qualche cosa di bello che stava accadendo
Vicino c’era una famiglia di sfollati
arrivati da poco dalla piana o da più lontano
per cercare riparo nel bosco località Borgo a Mozzano
una zona a rischio vicino al fronte tedesco
una zona troppo a troppo a rischio vicino al fronte tedesco
Qualcuno dovrà andare giù ad avvisarli
si dissero la sera i miei parlottando con i nonni
così partirono mio padre e due dei miei fratelli
si misero un po’ di cose da mangiare sulle spalle
un po’ di vino e un paio di coperte
ed andarono via giù fino in fondo alla valle
ed andarono via giù fino in fondo alla valle
La guerra è una merda diceva mia nonna
seduta nella luce inzaccherata di pioggia
con il viso abbassato a parlare coi sassi
con il busto piegato da troppe botte dei fascisti
la guerra è una merda
la guerra è una merda ricordatelo sempre amore
se adesso non capisci
Ma io sapevo e capivo tutto
sapevo chi non avrei mai più rivisto
per un’ ultima volta la mia ultima volta
passai la notte in ginocchio a pregare Cristo
Il resto è storia che si legge nei libri
che ti fa diventare grande in un minuto quando la vivi
a Roma De Gasperi pensava già a come spartire l’Italia
ma tra di noi c’era una terra sconfinata fatta di lupi assetati e di miseria
Cercarono di passare il fiume in secca
quando i tedeschi fecero saltar la diga
l’acqua li travolse come una tempesta
l’acqua se li prese come una tempesta
Cosi amore camminiamo insieme
tutto questo è successo a noi poco tempo fa
guarda questi sassi e questo sole che splende
ricorda il vuoto del cuore e il giallo delle ginestre
passeremo il bosco al tramonto
attraverso foreste di pioppi d’argento
e quando sarai solo resterò a guardarti
disegnare storie magiche che ci riguardano
successe qui sul fiume ad un passo soltanto da noi
Ero a Viareggio il giorno dopo la tragedia.
L’atmosfera era surreale. Sembrava di essere in un film di fantascienza degli anni ‘50. La passeggiata completamente vuota e tutto intorno un aria da bomba atomica.
Sono tornato a casa sconvolto.
Quando una tragedia ti tocca cosi da vicino nei luoghi che conosci e che frequenti, istintivamente ti colpisce di più. Credo che sia naturale. Fortunatamente ed egoisticamente non conoscevo nessuno delle vittime (un mio amico si è salvato per miracolo, come tanti altri).
Nel pomeriggio c’è stata la visita del Presidente del Consiglio, le contestazioni e la successiva coda di polemiche.
Non ho grandi pareri in merito. Credo che sia stata giusta la sua presenza. Lo Stato deve essere presente di fronte a tali tragedie nazionali.
Però la rabbia istintiva, il dolore, l’assurdità di un’onda di fuoco che ti entra in casa ha portato alcuni viareggini a fischiare Berlusconi.
Forse sarebbe successo anche con altri politici e sicuramente bisogna ribadire che qui Mr.B non ha colpe e i fischi erano fuori luogo.
Però è successo e dovrebbe far pensare.
Si è detto che la forza di uno Stato e la credibilità di una classe politica si ottiene anche dai virtuosi comportamenti pubblici e da quelli privati.
Purtroppo dall’auto blu del Presidente del Consiglio, quel giorno, sono scesi anche gli scandali, i panfili, le veline, le promesse di Pinocchio, l’arroganza di certe dichiarazioni (“vado a Viareggio e prendo la situazione in mano”), la bella vita in piscina con Topolanek, la Milano da bere e la Roma dei salotti , le festine condite da ragazze ben pagate, “Ghe pens’ mi” detto in Abruzzo, le crociere, le dentiere, l’idea che se sei potente puoi risolvere i tuoi problemi con una legge ad personam.
Tutto questo non giustifica la contestazione ma ne ha certamente acutizzato i toni.
Quando la realtà è reale, quando la morte ti entra in casa, quando perdi amici, parenti o vicini di casa non hai bisogno di una classe politica fatta di “acrobati della smentita e dei festini” ma hai bisogno di gente vera.
Vera come i Vigli del fuoco, i volontari della Protezione Civile, della Misercordia, della Croce Rossa e Verde.
Vera come tutti i Viareggini che sono scesi in strada con le coperte o con i secchi d’acqua nel tentativo estremo di spengere i corpi dilaniati dalle fiamme.
Gente vera che vive (e muore) nel paese reale.
Le buffonate sono cose televisive.
E quando la televisione e i suoi protagonisti entrano in una tale dolorosa realtà tutto diventa stridente come un gesso sulla lavagna.
E il rumore è insopportabile.
Questo post l’ho scritto pochi giorni dopo la strage di Viareggio del 29 Giugno 2009. La rabbia, l’indignazione e lo sconforto sono ancora qui. Niente cambia in questo cazzo di paese….